L’insostenibile leggerezza dell’essere

L'insostenibile leggerezza dell'essere

Dicono che non sia il più bello di Kundera. Dicono che sia una macchia per Adelphi. Dicono che sia un libretto da quindicenni.

Io dico che mi è piaciuto un sacco. Sarà che paradossalmente durante gli anni universitari ho letto pochissimo, quasi niente, e che adesso ho voglia di rifarmi del tempo “perso”, o sarà che avevo un gran bisogno di sentir parlare d’amore… ma la storia di Tereza, Thomas, Sabina e Franz mi ha conquistata.

Il panorama è quello della Primavera di Praga: le vicende politiche si intrecciano con le avventure dei protagonisti ma non sono altro che un pretesto per approfondire l’introspezione psicologica dei personaggi. Ogni gesto politico che questi compiono non fa altro che delineare meglio qualche aspetto del loro carattere.

I protagonisti si amano, si amano appassionatamente. Il problema è che non sono solo in due. In questo romanzo si intreccia una complessa rete di relazioni: coppie che si formano, coppie che scoppiano, coppie che tradiscono, amanti che scompaiono e ricompaiono. Se è vero che l’Amore da favola che ogni bambina sogna non esiste, è anche vero che la visione della relazione sentimentale proposta da Kundera è al limite del verosimile. Ma forse è proprio il rapporto morboso tra Tereza e Thomas che tiene gli occhi incollati alle pagine.

Il filo rosso che lega le varie parti della vicenda è la riflessione sul rapporto tra leggerezza e pesantezza. Che la prima sia positiva e la seconda negativa o viceversa sono ipotesi che vengono proposte e poi smentite durante tutta la narrazione. Vengono citati filosifi e scienziati di ogni epoca: da Nietzsche a Parmenide a Descartes. Alla fine ammetto di non aver capito così bene che messaggio volesse passare l’autore.

Certo è che alla fine ha vinto colei che è stata messa in una cesta e affidata al fiume…e ci piace. :)

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