Caro Celli, se vuoi andartene io non ti tengo.

La notizia del giorno rigurda la lettera del Direttore Generale della Luiss che Repubblica ha pubblicato oggi. Le parole di Celli sono molto forti e riguardano l’ormai ben noto problema della fuga dei cervelli. Il suo consiglio? Prendere la valigia e cercare lavoro all’estero.

Pier Luigi Celli

L’Italia è un paese dove non c’è posto per l’eccellenza non “raccomandata”. Qui non puoi fare carriera se non hai le spalle coperte. Non puoi neanche trovare un lavoro se non vieni presentato dalle persone giuste. E se riesci ad ottenere uno stage non retribuito dopo 5 anni di università e magari anche un master sei costretto a ringraziare i datori di lavoro per l’opportunità che ti offrono e a sentirti in colpa se non lavori 12 ore al giorno.

E la soluzione sarebbe andare all’estero? La soluzione è lasciare che il nostro paese si autodistrugga? Non credo proprio.

La soluzione è dare degli incentivi alle aziende per ogni contratto a progetto che diventa indeterminato, non aumentare la sovvenzione per i disoccupati come è stato fatto in questi giorni. La soluzione è aumentare i contributi che le aziende devono versare per i contratti “atipici”, in modo che si torni a preferire il contratto “stabile”. La soluzione è vietare tassativamente che le aziende possano proporre stage a chi ha già esperienza lavorativa.

Se io scappo all’estero cosa racconterò ai miei figli? Che non avevo voglia di combattere per i miei diritti perchè era troppo faticoso?

Certo è che chi sarà scappato all’estero potrà offrire ai suoi figli più possibilità: scuole più serie, strutture più curate, più aree verdi, più attenzione alla cultura, più rispetto per il prossimo, più lavoro, ospedali più attrezzati…E di certo, senza pensare alla prole, chi sceglierà di autoesiliarsi avrà stipendi più alti, opportunità lavorative più appaganti, un onesto ed equo riconoscimento dei meriti scolastici e lavorativi.

La scelta giusta? Ai posteri l’ardua sentenza. Io rimango dove sono.

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