A: “Ciao! Cosa fai nella vita?”
B: “Mi occupo di Social Media Marketing.”
A: “E da grande cosa vuoi fare?”
B: “Voglio andare avanti ad occuparmi di Social Media Marketing, o di Web Marketing, più in generale.”
A: “No, non sto scherzando, sono serio. Intendo dire cosa vuoi fare davvero nella vita?!”
Se, in questa situazione, avessi avuto come interlocutore un sessantenne forse avrei potuto giustificare la sua diffidenza nei confronti della mia professione, e soprattutto nei confronti delle mie ambizioni. Ma il mio interlocutore era un ragazzo tra i 25 e i 35 anni. Uno di quelli che adesso vengono chiamati “Nativi Digitali”. Uno di quelli che dovrebbe mangiare pane e YouTube a colazione, per intenderci.
Ho pensato allora che forse non tutti gli utenti della rete si rendono conto delle dinamiche che stanno dietro al loro schermo. Mi è venuto in mente che forse chi non lavora nel back office della comunicazione online non può avere chiaro il panorama delle relazioni che caratterizzano una pagina Facebook, un profilo su Twitter o un blog.
Le aziende invece per costruire la loro brand identity in maniera ottimale devono cogliere ogni minima opportunità che la rete offre. Loro sì che conoscono i retroscena del marketing relazionale, dell’importanza delle conversazioni, della reputazione, dello sfruttamento delle nuove tecnologie per costruire dei network di contatti. Tutto contribuisce a costruire l’immagine del marchio e le aziende non possono assolutamente permettersi di ignorare le continue evoluzioni del 2.0.
Come un fulmine a ciel sereno mi è venuta in mente un’altra conversazione.
A: “Allora, facciamo questa pagina FB!”
B: “Certo, cerchiamo di stimolare il dialogo sulla bacheca e nell’area discussioni, cerchiamo di coinvolgere gli utenti!”
A: “No, no, no… E se poi si mettono a parlar male del prodotto? Non conviene rischiare di rimanere invischiati nelle critiche. Tanto, alla fine, la pagina su Facebook non è altro che un grosso maxi banner, no?”
Ed è a questo punto del mio flusso di coscienza che mi sono resa conto che i destinatari (se ancora si possono definire tali) della comunicazione aziendale online spesso sono del tutto ignari di come marketing 2.0 possa influire sulla loro vita, e che anche coloro che dovrebbero trasmettere un messaggio, un’identità di marca, troppo spesso decidono di non prendersi responsabilità e di stare fuori dai giochi.
Noi che nel mondo del social ci lavoriamo diamo tutto questo per scontato. Noi che ogni giorno “viviamo” il 2.0 sia come comunicatori attivi, sia come utenti passivi abbiamo fin troppo chiaro quali possano essere gli enormi cambiamenti che l’evoluzione della rete sta portando nella quotidianità di ognuno. Noi che mangiamo pane e YouTube a colazione, e che lo facciamo con convinzione, sappiamo che non si può non stare al passo con le novità.
Per questo motivo sono convinta che tutte le agenzie, le università, le associazioni che organizzano corsi di formazione sull’argomento, che cercano di diffondere informazioni e conoscenze sui social media e sull’universo di possibilità che li caratterizza, tutte le pagine Facebook, tutti i blog e tutti i forum che trattano temi come reputation, brand identity, condivisione e crowdsourcing stiano rendendo un servizio alla comunità. Utilizzare in modo consapevole gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione significa tendere ad uno sviluppo continuo sia delle tecnologie stesse sia di noi come utenti.
Un esempio di formazione in puro stile 2.0 è quello del Young Digital Lab di Padova dell’8 e 9 Aprile.
Michele Polico, Vincenzo Risi, Andrea Colaianni, Simone Tornabene, Federico Neri, Enzo Santagata, Gianluigi Zarantonello, Alessio Granata, Davide Dattoli sono gli under 30 (http://www.youngdigitallab.com/chi-siamo/) che hanno organizzato un seminario dedicato al social media marketing lo scorso week end.
In realtà io non ho potuto partecipare all’evento. Come faccio quindi a dire che si sia svolto in puro stile 2.0? Perché sulla loro pagina FB e FriendFeed ho potuto seguire gli aggiornamenti in tempo reale (http://www.facebook.com/YoungDigitalLab e http://friendfeed.com/young-digital-lab), perché su SlideShare trovo tutte le presentazioni del convegno (http://www.slideshare.net/YoungDigitalLab), perché sul canale di YouTube posso approfondire le tematiche trattate (http://www.youtube.com/user/YoungDigitalLab). Più 2.0 di così proprio non si può!
Articolo apparso sul n°60 di http://www.spotandweb.it di Martedì 13 Aprile.
Spot and Web è la prima Free Press della comunicazione che ogni giorno racconta non solo il mondo della pubblicità e del web, ma anche tutti i media.
Con oltre 81.000 lettori giornalieri, viene fondata nel 2005 dall’editore Mario Modica.
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Il social media marketing e l'ignoranza dilagante says:
[...] è una triste conversazione che ho trovato sul blog di Valentina Maggi, da cui ho tratto ispirazione per scrivere questa riflessione. Penso che sia il problema principale [...]
apr 13, 2010, 09:06Dario Ciracì says:
Bel post complimenti!
Ho tratto ispirazione per un mio post (citandoti ovviamente
) Una riflessione era d’obbligo
apr 13, 2010, 09:08paolo says:
ti prego cambia i colori. accostamento bianco nero…
apr 13, 2010, 10:18Corrado says:
concordo con paolo.. questo template è poco user-friendly.. soprattutto per un cecato come me
apr 13, 2010, 14:26Vale says:
Dario, grazie mille per avermi citata…sono ben orgogliosa di fare la musa ispiratrice, anche se in una circostanza così triste come quella della conversazione in questione!
Paolo e Corrado, lo so, mi sono già beccata una sfilza di insulti dalla maggior parte dei miei assidui lettori cecati. Prometto che appena si calmano le acque, lavorativamente parlando, mi metto a litigare con il css.
apr 13, 2010, 17:46Spero che questo inconveniente cromatico non vi impedisca di leggermi!
Gianluigi says:
Ciao,
complimenti per il post, hai centrato molto bene il tema della cultura che ancora manca, ne ho parlato spesso anche io (es. http://internetmanagerblog.com/2010/01/11/e-book-chi-ha-paura-del-web-2-0-raccolta-di-posts/), Young Digital Lab è stata un’ ottima esperienza in tal senso, a patto che le aziende ascoltino gli Young Digitals e anche questi ultimi facciano altrettanto!
Ciao
Gianluigi
apr 13, 2010, 21:49Parliamo di soldi… « Internet Manager Blog says:
[...] primo spunto che mi ha fatto iniziare la scrittura sono stati i due post di Dario Ciracì e di Valentina Maggi, che lamentano la scarsa apertura aziendale, descritta in termini di “dilagante [...]
apr 13, 2010, 08:05