Oltre il Giornalismo 2.0

Negli ultimi giorni mi sono resa conto che ormai le mie conoscenze riguardanti l’attualità derivano per la maggior parte da Facebook. Mi basta essere iscritta alle fan page di alcune delle principali testate italiane e avere qualche amico con velleità giornalistiche e il gioco è fatto.

Che il mio volo non aveva solo 15 minuti di ritardo a causa del maltempo, ma che sarebbe stato cancellato per via della cenere del vulcano islandese  l’ho saputo da un link condiviso sul mio Wall. Che Raimondo Vianello ci avesse lasciati l’ho saputo dalla Fan Page del Corriere che ha dato la notizia alle 10.08, più di un’ora prima rispetto alla pubblicazione ufficiale sul sito del quotidiano milanese, avvenuta alle 11.02.

Di giornalismo 2.0 si è parlato in tutte le salse. I blog sostituiranno i quotidiani? Si leggerà meno il cartaceo e più l’online? Chi scriverà le notizie? Professionisti o redattori improvvisati? Queste sono solo alcune delle domande a cui gli esperti del settore stanno cercando di rispondere… ormai da anni.

Di recente sono venuti alla luce esperimenti di vario genere sul tema citizen journalism e affini. Non tutti hanno avuto successo, il terreno è senza dubbio molto impervio e il microblogging è sempre dietro l’angolo. Da quando i tweet e gli status update sono diventati tra le principali fonti di informazione online, infatti, le testate giornalistiche tradizionali hanno cercato in ogni modo di correre ai ripari nella paura di perdere la loro audience.

Due illustri esempi sono senza dubbio iReport della CNN e Zeitgeist del Guardian. Questi pilastri dell’informazione hanno deciso di allearsi con il “nemico” invece di combatterlo e hanno dato vita a due ibridi in cui reporter professionisti e utenti della rete possono collaborare.

Cnn

iReport (http://www.ireport.com/home/index.jspa) per esempio è una piattaforma che permette di contribuire a dare il giusto “taglio” alle notizie presentate dalla CNN. Si può scrivere una storia, pubblicarla, commentare notizie ufficiali, indicare quali news sono per noi più importanti e quali invece ci interessano meno, e contribuire all’individuazione delle notizie di primo piano. Si potrebbe definire come una sezione UGC del sito della CNN in cui sono gli utenti a decretare il successo di una news, o addirittura a proporla spontaneamente.

Zeit

Il Guardian va oltre e presenta la sua creatura affermando che “rispondere alle esigenze social della rete è ormai diventata una priorità”. L’obiettivo di Zeitgeist (http://www.guardian.co.uk/zeitgeist), infatti, è rivelare e indagare i fatti in modo innovativo. Si tratta di un mini sito, nella sezione Community, in cui i contenuti vengono scelti direttamente dagli utenti e non dai redattori professionisti. Le notizie in home page cambiano durante il giorno a seconda dei feedback dei lettori. Per capire a colpo d’occhio quali sono le notizie fondamentali è stata scelta una scala cromatica identificativa per le categorie tematiche. Ad ogni colore corrisponde un argomento diverso.

In realtà però tutti questi sforzi rischiano di diventare controproducenti perché si perde sia il valore della redazione professionale, sia la freschezza di una notizia UGC. Se vado sul sito del Corriere o di Repubblica mi aspetto di trovare articoli scritti da persone competenti, articoli di commento o articoli di cronaca, ma in ogni caso redatti da persone che hanno la preparazione e le competenze idonee a farlo nel migliore dei modi. Se invece aggiungo tra i miei feed blog e siti di informazione amatoriali di amici, conoscenti o blogger che stimo, so che mi troverò di fronte ad un diverso tipo di fonte di informazione. Il livello qualitativo non è per forza inferiore, anzi, ma il tipo di taglio, di notizia, di scelta editoriale, lo stile del pezzo sono completamente differenti.

Questa tendenza a confondere contenuti professionali e contenuti amatoriali si può riscontrare anche nella dilagante moda degli UGC. Ormai si trovano sempre più aziende che abusano di questo mezzo chiedendo a utenti e consumatori di produrre materiale che andrà poi a costituire parte integrante della brand identity. Quanti concorsi e giochi avete visto per l’ideazione di concept e spot di nuove campagne? E i risultati? A nessuno è venuto il dubbio che oltre all’idea fresca e originale servano l’esperienza e le capacità per svilupparla?

Non sono disposta a credere che la strada verso il crowdsourcing e il citizen journalism comporti necessariamente la perdita di competenze e professionalità e che questo danno collaterale non si possa evitare.

Articolo apparso sul n°67 di http://www.spotandweb.it di Martedì 22 Aprile.

Spot and Web è la prima Free Press della comunicazione che ogni giorno racconta non solo il mondo della pubblicità e del web, ma anche tutti i media.
Con oltre 81.000 lettori giornalieri, viene fondata nel 2005 dall’editore Mario Modica.

0 thoughts on “Oltre il Giornalismo 2.0

  1. Pingback: Tweets that mention Oltre il Giornalismo 2.0 -- Topsy.com

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>